domenica 1 maggio 2016

Non avrebbe mai deviato la stanchezza

questo si sapeva, era nell'aria,
strada maestra già segnata.

Per me è stata compagna, ora
le apro persino le braccia
insieme al padre e alla madre
che stanno
tra occhi e capelli e in ogni piega
sbagliata o giusta.

Ci sarà, con loro
fino alla fine
mischiata all’amore
che grazie a dio non manca
però è corda tesa
ai fianchi, batte contro spigoli
che non sapevo di avere
che mi vergogno a dire.

E' quel momento bellissimo

in cui la luce tarda del sole entra
a trafilare pavimenti e muri.
Le sagome delle cose ora sono fiamme
tutto è teso in un tutto
e non pensa.

Allora si ama forte la casa
nel silenzio giallo-arancio
se ne prova la solidità omogenea
la liscia  perfezione
opposta alle asimmetrie
del fuori.

Così ti allevia, è anestesia
che vuoi avere,
quasi la preghi.
La casa è tua, come nessun altro
lei ha saputo restare,
sorreggere l'anima con i suoi piedi.

Alla fine sarà come chiedere

di semi e foglie verdi al vento,
perché cresca un fiore di ciliegio
dal ramo leggero
nella sabbia.

Lontano, c’è sempre bufera
e i suoi giochi scomposti segnano la dura legge
che comanda il passo.

Però, un fiore,
tenerlo come proprio nella mano
non è reale
e lo sai.
Ma la vita ci nutre comunque
di sogni impossibili, ci protegge
anche con la follia.